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Data: 05/02/2025
Testata Giornalistica: PRIMO PIANO MOLISE
    PRIMO PIANO MOLISE

Treni in Molise? Una chimera. Fine lavori sulla tratta nel 2028

La stima dei vertici Rfi alle Commissioni I e II: per sistemare una galleria crollata serve una “talpa meccanica”, dieci anni di cantieri al costo di 290 milioni di euro


Treni in Molise? Una chimera. Fine lavori sulla tratta nel 2028

A settembre di quest’anno, salvo imprevisti, i bojanesi vedranno finalmente i treni elettrici entrare nella nuova stazione. I campobassani sono molto meno “fortunati”. Loro invece dovranno aspettare il 2028. Avete letto bene, altri tre anni servono probabilmente a Rfi per completare l’elettrificazione della tratta da Roccaravindola al capoluogo di regione.
La stima nell’uno (Bojano) e nell’altro caso (Campobasso) è dei vertici dell’azienda ed è emersa – qualche mese fa ma oggi è arrivata alla stampa attraverso una nota della consigliera del Pd Alessandra Salvatore – nell’ambito dell’inchiesta conoscitiva sul trasporto ferroviario avviata dalle Commissioni I e III di Palazzo D’Aimmo presiedute in modalità congiunta da Roberto Di Pardo (presidente della I e delegato ai Trasporti dal governatore Roberti).
A fine novembre del 2023, rispondendo alle domande di Primo Piano, Rfi rese noto che l’opera sarebbe terminata a fine 2024 e che in totale costerà 290 milioni. Avete letto bene pure in questo caso. Dagli 80 milioni iniziali a 290.

L’intervento, è fin troppo evidente, non si è concluso nel 2024. E nel frattempo nella sezione dedicata all’opera sul sito del governo Opencoesione (che dà conto dell’andamento degli investimenti finanziati dal fondo Fsc in tutta Italia) la fine prevista dei lavori è slittato al 30 giugno 2026. Ma il 27 novembre scorso, ascoltato in via IV Novembre, il responsabile Rfi Campania e Molise, Fabio Rapuano, ha scioccato i componenti delle due commissioni: sul tratto da Bojano a Campobasso ci sono problemi per il crollo di una galleria a causa di un invaso d’acqua non regimentato a dovere, quindi è necessaria una gara per l’intervento “riparatore”. Bisogna cioè procurarsi una TBM, macchinario che in gergo è chiamato “talpa meccanica”, e pare sia molto complesso reperirlo sul mercato attualmente. Questo in sintesi quanto riferito dai consiglieri che lo hanno ascoltato. Calcolando tutto, la deadline del 2028 è verosimile. Neanche è certa.
Ma prendendola per buona, dieci anni per elettrificare 82,6 chilometri di ferrovia (la fonte è l’ex ad di Rfi Gentile, queste le sue dichiarazioni il giorno della firma dell’intesa con la Regione) al costo di 290 milioni (in audizione Rapuano ha confermato la cifra, la “talpa meccanica” quindi sarebbe compresa nel prezzo). Ogni chilometro sarà costato, euro più euro meno, 3,5 milioni.

Altro spunto che ha allarmato i consiglieri regionali, in maniera bipartisan, è che la quota Pnrr dell’investimento complessivo (210 milioni, 80 sono invece a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione) sarebbe servita tutta per la Roccaravindola-Campobasso. Di conseguenza, per ora, addio all’ammodernamento della Campobasso-Termoli.
Tutti elementi su cui il primo a volerci vedere chiaro, gli riconoscono i componenti di Commissione delle minoranze, è il presidente Roberto Di Pardo (Noi Moderati). Per questo, entro un paio di settimane saranno riconvocati gli amministratori di Rfi a cui erano stati chiesti anche documenti a supporto di quanto riferito all’organo del Consiglio regionale. Al momento, però, a Palazzo D’Aimmo – fa sapere Salvatore – non è arrivato nulla. Più di qualche alzata di sopracciglio la vicenda ha causato anche all’ex assessore Vincenzo Niro, che in passato è stato assessore ai Trasporti e ora, da sottosegretario alla presidenza della giunta, spinge per avere spiegazioni e chiarimenti su un ritardo talmente eclatante che è difficile perfino trovare l’aggettivo adatto.


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