Per il primo passaggio verso l’aliquota unica servono almeno 4-5 miliardi di euro, che al momento non ci sono. Il primo dato cruciale per capire quale potrà essere il margine di manovra è quello del gettito dell’autoliquidazione delle imposte, atteso nei prossimi giorni. Quello con le tasse dei lavoratori autonomi e delle imprese è un appuntamento importante, e dal risultato non scontato. Potrebbe risentire in positivo del buon andamento dell’economia nei mesi scorsi, e in negativo delle sirene che fanno balenare l’ipotesi di nuove sanatorie.
Parte della riforma fiscale, comunque, si autofinanzierà, ed i tecnici dell’Economia sono già al lavoro per capire quante risorse potrebbero venire da una prima revisione delle detrazioni e delle deduzioni, che saranno sempre più leggere per i redditi alti, dal concordato biennale per gli autonomi, dalla revisione in ottica «ecologica» delle accise sui prodotti energetici.
Le altre risorse necessarie dovranno essere recuperate nel bilancio pubblico, che ha margini esigui, per non dire inesistenti, a fronte di mille esigenze. Il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, ha chiesto a Giorgetti i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, ricordando che solo per recuperare l’inflazione ci vorrebbero 30 miliardi. E oggi, con il decreto «Asset» in Consiglio dei ministri se ne andrà un altro miliardo di euro, necessario per far fronte al rincaro dei materiali da costruzione, che sta bloccando molte opere pubbliche.
Rincari
Con il decreto «asset» stanziato 1 miliardo di euro per far fronte al rincaro dei materiali
Le altre misure non comportano un aumento della spesa pubblica. L’amministratore delegato della Stretto di Messina, società concessionaria del ponte, ha spiegato che l’abolizione del tetto dei 240 mila euro di stipendio non si applica ai consiglieri della società e ai manager, ma solo ai dipendenti. La norma del decreto, ha spiegato l’amministratore delegato, Pietro Ciucci, «riguarda l’assunzione di dipendenti, ovvero ingegneri ed esperti con le massime competenze, da parte della Società e non è rivolta al Presidente e all’Ad e in generale al Consiglio di amministrazione».
«In altre parole — spiega Ciucci — non ci sarebbe un costo aggiuntivo per la finanza pubblica. È noto che per altre società comparabili dell’area pubblica non si applica il tetto agli stipendi. Per realizzare il ponte dobbiamo poter contare sulle migliori professionalità ingegneristiche e tecniche».
La polemica politica, però, non si spegne. I Verdi, con Angelo Bonelli, continuano ad attaccare il provvedimento, che oltre a far saltare il tetto alle retribuzioni, farebbe saltare anche quello tra le pensioni pubbliche e le retribuzioni, che a suo dire si applicherebbe al caso dello stesso Ciucci.