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Data: 01/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

Tensione sullo stop al Reddito L’Inps prepara altri 80 mila sms La scadenza di fine agosto. L’istituto: per alcuni previste proroghe. In pochi al sit-in di Napoli

«Parlano di autonomia poi scaricano sui Comuni tutta la spesa sociale Bologna regge, altri no» di Marco Madonia Lepore: la piazza M5S? Meglio una controproposta


01 agosto 2023 corrriere della seraROMA Dopo i 160 mila sms di luglio l’Inps invierà, a fine agosto, altri 80 mila sms ad altrettanti nuclei familiari dove non ci sono disabili, minori o anziani, per comunicare la «sospensione» del reddito di cittadinanza. Viste le reazioni, questa volta la comunicazione dell’Istituto specificherà ai destinatari i possibili percorsi per recuperare il sostegno economico, o con la presa in carico dai comuni, o con l’avvio della formazione nei Centri per l’impiego. E non si esclude che una simile comunicazione di chiarimento possa essere inviata anche ai 160 mila nuclei già sospesi a luglio.

Mentre infuriano le polemiche politiche con gli attacchi al governo del leader del M5S Giuseppe Conte («cerca un capro espiatorio nell’Inps») e della segretaria del Pd Elly Schlein («dichiara guerra ai poveri, venga a riferire in Parlamento»), la riflessione avviata ieri dall’Istituto dopo un confronto con l’Associazione dei comuni è in corso. Da un lato c’è l’esigenza di informare meglio (gli sms di luglio, si spiega, sono partiti in automatico con l’ultima erogazione), dall’altra il timore di esasperare gli animi degli «esodati» del Reddito, che si affollano davanti ai Comuni e alle sedi Inps.

Un altro problema, ma lì il danno è fatto, è che alcuni dei 160 mila destinatari dell’sms di luglio, in realtà, possedevano già i requisiti per continuare a godere del Reddito, e non avrebbero dovuto essere sospesi. Sono tutti quei cittadini che sono stati presi in carico dai Servizi sociali dei Comuni nel corso dell’ultimo mese. Le comunicazioni tra i Municipi, il ministero del Lavoro e l’Inps sono sfasate, e gli ultimi dati sulla presa in carico da parte delle Città, che riguardano 88 mila nuclei familiari, esclusi in tempo dalle comunicazioni, sono fermi ai primi di luglio.

Ieri, intanto, l’Inps ha diffuso una nota stampa dettata da «spirito di servizio, di vicinanza e trasparenza», che ribadisce quanto previsto dalla legge. I beneficiari sospesi, ma non attivabili al lavoro anche se non hanno soggetti fragili nel nucleo familiare, dovrebbero ricevere al massimo entro fine ottobre una comunicazione di presa in carico da parte dei Servizi sociali dei Comuni. Per questi cittadini, il Reddito continuerà ad essere erogato fino alla fine dell’anno, quando sarà sostituito dall’Assegno di inclusione (con requisiti di accesso diversi dal Reddito, e più stringenti). Tutti gli altri «sospesi» saranno dirottati sui Centri per l’impiego per avviare un percorso di formazione al lavoro, che darà diritto a 350 euro mensili per tutta la sua durata (con un massimo di 12 mensilità).

A Napoli, nel frattempo, la prima azione di protesta organizzata è stata decisamente sottotono. Potere al Popolo e il sindacato Usb avevano chiamato a raccolta per ieri mattina i percettori del Reddito davanti agli uffici dell’Inps, dove già l’altro giorno, dopo l’arrivo dei primi sms, molti si erano radunati spontaneamente. Stavolta si sono presentati in pochi, nemmeno cinquanta persone. E alla fine la manifestazione è stata soltanto l’occasione per un colloquio tra gli organizzatori e i dirigenti dell’Istituto che hanno ribadito di non sapere quando sarà possibile cominciare a erogare l’Assegno di inclusione.

Tra i presenti molti cinquantenni, ciascuno con un passato di gravi difficoltà economiche e un futuro di buio assoluto. Un esempio per tutti quello di Maria Rosaria, 60 ani tra qualche mese, che racconta di essere tornata a vivere come quando era ragazza: «Abito in una casa con altri coinquilini. Ognuno ha una stanza e almeno fino a oggi si tirava avanti. Da domani non lo so». Maria Rosaria ha una diagnosi di disturbo bipolare e una attestazione di invalidità del 54 per cento, lontana dalla soglia per l’assistenza. «In compenso — dice, arrabbiata per le poche presenze — non posso lavorare con i bambini e gli anziani, e non ho mai ricevuto offerte di lavoro dei Centri per l’impiego».

«Parlano di autonomia poi scaricano sui Comuni tutta la spesa sociale Bologna regge, altri no» Il Sindaco Lepore: la piazza M5S? Meglio una controproposta

Bologna «A Bologna, solo nel capoluogo, stiamo parlando di 2.500 nuclei famigliari, un migliaio sarà a carico dei nostri servizi sociali», dice il sindaco Matteo Lepore.

Come vi muoverete?

«Avevamo iniziato a prepararci quando il governo aveva annunciato la misura. Un numero importante di soggetti sarà completamente a carico della rete dei servizi che qui è vasta e capillare. Ci arriviamo senza un euro in più, lo faremo con il nostro bilancio, e con una modalità di informazione davvero spregiudicata».

Teme tensioni agli uffici dei servizi sociali?

«Le persone arriveranno con un portato di sofferenza, stress e tensione che sarebbe stato meglio evitare. La gente è stata scaricata con un sms».

In questi giorni avete riscontrato criticità?

«Qui c’è un rapporto costante con i servizi che ci permette di ammortizzare il colpo. Non c’è dubbio, però, che quel messaggio abbia rappresentato un’offesa alla dignità. Quelle persone avevano una certa autonomia e ora non hanno alternativa a chiedere aiuto. Poi, certo, Bologna non rappresenta l’Italia».

Che cosa intende dire?

Nel capoluogo sono coinvolte 2.500 persone Agiremo sul bilancio

«Il nostro bilancio ha le spalle per reggere, gli altri Comuni sono già in difficoltà. Hanno dovuto scegliere se finanziare il sostegno alla disabilità o il contributo alla morosità a fronte di tagli spaventosi su scuola e casa da parte del governo. Provi a immaginare cosa vuole dire questo ulteriore carico. Continuo a ricevere messaggi di sindaci del sud molto preoccupati. Lì i numeri sono più alti e le tensioni erano prevedibili. Il governo dovrebbe sapere che la povertà esiste e bisogna farci i conti».

Il peso è tutto sui Comuni?

«Questo è il governo dell’autonomia differenziata che poi, però, ci annichilisce scaricando addosso la spesa sociale. Questa autonomia puzza di centralismo ottocentesco. Oltre l’80% dei Comuni fa già fatica a chiudere i bilanci perché i trasferimenti su welfare e scuola sono sotto la soglia della decenza. La battaglia sull’autonomia vera, quella dei Comuni, la deve fare la sinistra».

I Cinque Stelle sono pronti ad andare in piazza per difendere il reddito. Lei da sindaco Pd andrebbe?

«Noi non siamo né il partito che dice di aver abolito la povertà né quello che la ignora sbeffeggiandola. Il reddito di cittadinanza andava modificato per contrastarne gli abusi. Il governo, in una fase di aumento dell’inflazione, ha deciso di punire i deboli e sostenere le multinazionali. A questa indecenza non dobbiamo contrapporre la piazza ma la nostra proposta di reddito di inclusione. In Emilia-Romagna c’è e aiuta tanti».

Parlava dei piccoli Comuni. Nel Bolognese sono stati colpiti dall’alluvione.

«Dopo 3 mesi oggi vedremo Figliuolo, per ora siamo allo zero assoluto. L’immobilismo del governo è davanti agli occhi di tutti. Spero che si inizi a lavorare per dare risposte alle persone. Il rinvio a settembre sarebbe inaccettabile».


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