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Data: 14/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

«Sulle banche ho deciso io E Giorgetti è stato coinvolto» Meloni: le critiche di Tajani sulla questione di metodo? Le comprendo, ma non bisognava far girare la notizia. Paga a 9 euro all’ora, do il mandato al Cnel e vediamo

CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Rinchiusa con la famiglia nell’ormai celebre masseria tra gli ulivi della Valle d’Itria e tentata dall’invito del presidente albanese Edi Rama, che la aspetta sulle coste di Valona per due o tre giorni di relax, Giorgia Meloni si ritaglia una ventina di minuti per rispondere ai giornalisti di Corriere, Repubblica e Stampa. E si concede anche un piccolo sfogo sull’attenzione, per lei eccessiva, sollevata dal le sue ferie nella «masseria luxury» a quattro stelle. Si sente tutti gli occhi addosso, fotografi, telecamere e «persino un drone».

Presidente, i soldi per la seconda manovra economica del suo governo scarseggiano. Riuscirete a rifinanziare in modo strutturale il taglio del cuneo fiscale?

«Il rinnovo del cuneo fiscale è una delle mie priorità e così la difesa del potere di acquisto delle famiglie, come nella precedente manovra. Quindi taglio del cuneo, detassazione dei premi di produttività, bonus energia... La mia linea è concentrare i fondi sui salari piu bassi».

Non teme l’assalto alla diligenza da parte di Lega e Forza Italia?

«Ho parlato con Giorgetti e con i capigruppo di maggioranza per essere certa che tutti condividessimo l’obiettivo. Siamo tutti d’accordo, poi in base alle risorse decideremo quali misure possono dare un impatto maggiore».

Le fa paura l’autunno caldo, con i lavoratori e le opposizioni in piazza?

«Quando tu hai uno dei principali sindacati italiani che convoca una manifestazione prima che la legge di bilancio sia scritta, sai che non è un tema di merito, ma di opposizione pregiudiziale. Penso che gli italiani vedano che il governo sta facendo il massimo, che non si è risparmiato e qualche risultato arriva. L’Italia cresce più dei principali Paesi europei, si registra il minimo di disoccupazione degli ultimi 14 anni e il record di occupazione femminile».

Il Pil è calato dello 0,3%.

«C’è una congiuntura internazionale. Se la Germania va in recessione tecnica è ovvio che qualche contraccolpo c’è, siamo economie interconnesse. Al netto del Pil, i dati dicono che un po’ di risultato del lavoro del governo si vede. Poi ci sarà sempre una opposizione pregiudiziale che pensa che tu non debba stare al governo, anche se hai vinto le elezioni. Ma ci sta».

Per il Financial Times la tassa sugli extraprofitti è stato un errore. Lo rifarebbe?

«Certo che la rifarei, è una iniziativa che ho voluto io perché ritengo che si debba mandare un messaggio rispetto all’idea di uno Stato giusto, che fa le cose che si devono fare senza tempi punitivi. Ho massimo rispetto del sistema bancario e non ho intenzione di colpire le banche. Ma c’era una situazione di squilibrio. Con il consistente e prolungato aumento dei tassi da parte della Bce si rischia di penalizzare famiglie e imprese».

Vi siete accorti che colpire le banche rischiava di rivelarsi un boomerang?

«Il sistema bancario è stato veloce ad alzare i tassi dei mutui, ma ha lasciato invariati i tassi cha venivano riconosciuti ai risparmiatori e si è creata una distorsione».

Non le brucia il rimprovero che le hanno rivolto anche da destra, di aver fatto una manovra «socialista»?

«Chi parla di socialismo ha una concezione distorta del libero mercato. Non ricordo socialisti che tassano le banche, solo socialisti che danno soldi pubblici alle banche».

Tajani ha detto «mai più un simile blitz in Consiglio dei ministri». Non c’è anche un problema di metodo?

«Ci può essere sicuramente una questione di metodo. È più facile intervenire su una misura del genere se la notizia non gira troppo, quindi io mi assumo la responsabilità politica. Tutti i partiti sono sempre estremamente coinvolti, questa è una materia molto particolare e delicata su cui mi sono assunta la responsabilità di intervenire. Ne ho parlato con Antonio».

Giorgetti ha subìto una decisione che non condivideva?

«Giorgetti è stato pienamente coinvolto essendo il ministro che scrive il provvedimento. In questo caso non ho fatto le riunioni che generalmente faccio, ma c’era un problema di tempi riguardo a una norma che abbiamo deciso di portare all’ultimo Cdm, sennò sarebbe slittata a settembre».

Sulle banche ha prevalso il patto con Salvini?

Nessun rimpasto

Un rimpasto di governo innescato da eventuali sviluppi giudiziari sul caso Santanchè?

Non ci ho mai pensato. Sono tutte ricostruzioni fantasiose.  «È una iniziativa che ho assunto io. Punto».

Le Europee stanno già facendo ballare la maggioranza. Salvini dice che chi non vuole Le Pen vuole i socialisti, Tajani mette il veto. Come pensa di uscirne?

«È troppo presto per parlare delle Europee, sbaglia chi pensa che si possano a monte definire alchimie. Io lavoro per far crescere la famiglia dei conservatori e mi pare che questo margine esista fortemente. Vorrei costruire una alleanza omogenea. Non credo nelle larghe intese: se non funzionavano in Italia, figuriamoci in Europa».

Non ha risposto sul veto di Tajani su Marine le Pen.

«Io non metto veti, non ritengo di avere questa autorevolezza e comunque non mi pongo adesso il tema».

Vedrà Bonaccini dopo lo scontro che avete avuto sui fondi per l’alluvione e l’attacco a La Russa?

«Francamente questo mi è sfuggito. Mi pare che Bonaccini sia molto nervoso e non credo per il tema ricostruzione, ma per le scelte che abbiamo fatto sul commissario. Non ho capito se Bonaccini, quando vuole incontrare me, non riconosce la figura del commissario Figliuolo. Se qualcuno vuol fare politica sulla ricostruzione può farlo, ma deve sapere che lo sta facendo sulla pelle dei cittadini».

L’ha sorpresa il muro alzato dalle opposizioni dopo l’incontro a Palazzo Chigi sul salario minimo?

«Non mi ha sorpreso la reazione. La mia impressione è che sul tema si voglia fare politica e per carità, lo rispetto, ma questo prevale sull’affrontare seriamente la questione. Loro ti dicono “siamo consapevoli che il salario minimo non risolve il problema del lavoro povero, ma vogliamo andare avanti con la raccolta di firme”».

Schlein e Conte la accusano di aver buttato la palla in tribuna.

«Io non mando la palla in tribuna. Ho presentato una proposta precisa dando al Cnel 60 giorni prima della legge di Bilancio per fare una proposta complessiva di lotta al lavoro povero, che magari per alcune categorie può prevedere anche il tema del salario minimo».

Ci sta ripensando, perché gli italiani sono favorevoli a fissare per legge una paga minima di 9 euro?

«A me viene il dubbio su chi voglia davvero combattere il lavoro povero. Io il mandato al Cnel lo do lo stesso, poi vediamo cosa esce. Mi ha colpito anche che nella proposta di legge della sinistra è previsto un fondo per gli imprenditori che dovranno aumentare i salari. Giusto. Ma non immaginano una copertura e dicono che questo dipende dal governo. Curioso, no? A casa mia si chiama gioco del cerino».

Come risponde ai sindaci, in allarme per il taglio di 16 miliardi ai fondi del Pnrr?

«Non abbiamo tagliato niente, le opere saranno portate avanti. Temi come i mille euro sulla piccola ringhiera sono incompatibili con i grandi obiettivi strategici e di infrastrutture previsti dal Pnrr. Vogliamo fare quello che serve per modernizzare questa nazione e stiamo spostando alcuni fondi su altre voci del bilancio dello Stato».

Gli sbarchi sono da record. E in questo scenario c’è anche la Francia che valuta l’intervento militare in Niger. L’Italia è d’accordo?

«Bisogna essere molto prudenti sul tema del Niger, ma non è una minaccia per il piano Mattei che presenteremo in autunno per una cooperazione non predatoria da pari a pari. Alla ripresa ci saranno altre misure nella lotta contro i trafficanti. Io non ho cambiato idea, ma l’approccio securitario non può bastare».

Nella maggioranza c’è il timore di un rimpasto, innescato da eventuali sviluppi giudiziari sulle aziende della ministra Santanchè. Ci sta pensando, vero?

«Sono tutte ricostruzioni fantasiose di giornali di gossip. Non ho mai pensato a un rimpasto di governo».


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