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Data: 24/07/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

Salario minimo, i 22 contratti di Cgil, Cisl e Uil sotto i 9 euro lordi. Retribuzioni minime orarie lorde previste dai contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil I valori inglobano la quota corrispondente di tfr, 13esima e 14esima

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha condotto uno studio sui 63 contratti collettivi di lavoro più rappresentativi «pescati» dentro ai 946 depositati al Cnel. «Più rappresentativi» vuole dire quelli applicati al maggior numero di lavoratori all’interno di una categoria. Si tratta di contratti firmati quindi non da sindacati pirata ma da Cgil, Cisl e Uil e dalle principali associazioni delle imprese, da Confindustria a Confcommercio. Il risultato è il seguente: 22 contratti su 63, oltre un terzo, garantiscono una retribuzione oraria sotto i 9 euro lordi (nel calcolo si è tenuto conto della quota di tfr, 13esima e 14esima). Al vertice della classifica ci sono 5 contratti che garantiscono più di 12 euro lordi l’ora. Bancari e assicurativi al top. Il disegno di legge sul salario minimo è atteso in Parlamento a fine luglio: sulla proposta di istituire un trattamento minimo (fissato a 9 euro), i pareri sono discordanti e il governo non ha ancora preso una posizione univoca. Alcune forze politiche sono apertamente contrarie, come illustrano le parole di Nello Musumeci, il ministro della Protezione civile: «Credo che la risposta (al salario minimo, ndr) sia il lavoro. Basta con questo assistenzialismo, la destra e il centrodestra si contraddistinguono anche per un altro tipo di capacità propositiva», ha detto il ministro a margine del convegno «Parlate di mafia» organizzato a Palermo dei gruppi parlamentari Fratelli d’Italia venerdì 21 luglio 2023.

I settori penalizzati: tessile, pulizie, assistenza alla persona

L’elenco completo di chi sta sotto i 9 euro lordi è pubblicato nella tabella. Alcuni di questi contratti sono molto circoscritti. Prendiamo quelli che guadagnano meno di tutti, cioè 7 euro l’ora, gli operai agricoli e i florovivaisti: sono in tutto 4.600. Ma sotto i 9 euro ci sono anche categorie piuttosto numerose di cui si parla molto poco. Gli addetti delle imprese artigiane di pulizia sono 126 mila e guadagnano 8,1 euro l’ora. Gli addetti delle cooperative del settore socio sanitario si accontentano di 8,8 euro e sono poco meno di 313 mila. Anche i lavoratori con il contratto multiservizi si accontentano di 8,8 euro e sono 314 mila. I 2.400.000 dipendenti della distribuzione e dei servizi sono di poco sopra ai 9 euro: 9,6. I 182.000 dipendenti del tessile abbigliamento si fermano a 8,7 euro l’ora. Da notare: l’elenco non considera il contratto della vigilanza firmato da Cgil, Cisl e Uil, anch’esso sotto i 9 euro. In tutto, gli addetti coperti dai 22 contratti sotto i 22 euro l’ora sono oltre 2 milioni (2.075.815). Oltre due terzi dei tre milioni di lavoratori sotto i 9 euro stimati dall’Istat.

Banche e assicurazioni al top

A guadagnare più di tutti sono i dipendenti delle banche. I quadri direttivi e il persone delle aree professionali arrivano a 16 euro, nel credito cooperativo si scende a 13. Una soglia sfiorata dla personale dell’industria dell’energia e del petrolio (12,8). Non possono lamentarsi nemmeno i lavoratori delle assicurazioni (12,4).

Piccole aziende e produttività stagnante

Che cosa hanno in comune i contratti che pagano di meno? Per cominciare sono relativi a settori con produttività stagnante, in gran parte legati ai servizi (ma non solo). E poi sono quelli applicati alle imprese più piccole o artigiane, anch’esse spesso caratterizzate da produttività più bassa. Talvolta si tratta di comparti che lavorano con il settore pubblico (vedi i dipendenti delle cooperative del socio sanitario). Va sottolineato che solo 208 dei 946 contratti depositati al Cnel sono firmati da Cgil, Cisl e Uil ma questi 208 coprono il 97% dei lavoratori a cui si può applicare un contratto nazionale di lavoro. Anche solo considerando questi 208 si vede come la frammentazione sia eccessiva anche tra gli stessi contratti firmati dai confederali. Ci sono contratti per chi produce articoli natalizi, ombrelli e ombrelloni, florovivaisti. E il fenomeno non accenna a rientrare. Nel settore alimentare di recente quello che era un unico contratto si è spaccato in due.

La proposta dei consulenti

Secondo i consulenti del lavoro il primo intervento necessario per ridare forza alla contrattazione sarebbe stabilire che nessun contratto possa fissare livelli retributivi inferiori a quelli degli accordi firmati dalle associazioni più rappresentative. “In questo modo non sarà il legislatore a stabilire parametri e limiti minimi ma saranno i contratti comparativamente più rappresentativi nell’ambito di ciascun settore”, dice Luca De Compadri della Fondazione consulenti del lavoro. Sì al salario minimo insomma, purché non fissato dalla legge ma dalle parti sociali. Ma per fare questo sarebbe necessario stabilire in modo condiviso quali sono le organizzazioni davvero rappresentative. E questo le parti sociali hanno dimostrato di non riuscire a farlo da sole.

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