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Data: 31/07/2023
Testata Giornalistica: IL MESSAGGERO
    IL MESSAGGERO

Reddito, piano "esodati": subito l'assegno per i corsi. Foti (FdI): «Conte, Schlein e Cgil soffiano sul fuoco: sapevano che il sussidio non era a vita»

ROMA La stagione del reddito di cittadinanza si è conclusa quattro giorni fa con l'ultimo accredito sui conti di 169mila percettori "occupabili". Le polemiche (e le proteste) invece, sono destinate a proseguire. Da agosto in poi infatti l'assegno mensile per i coloro che sono considerati in grado di lavorare non sarà più erogato, con il risultato che - al netto di distorsioni dovute al lavoro nero - decine di migliaia di aspiranti lavoratori si ritroveranno senza alcuna entrata mensile. Soprattutto nelle aree dove lo strumento è più diffuso quindi, si temono manifestazioni violente.
Una minaccia concreta che, mentre nella maggioranza c'è chi prova ad accelerare sull'istituzione di una commissione d'inchiesta sui controlli effettuati dall'Inps, spinge il governo a ragionare su una modifica ai sostegni - ridotti - che sostituiranno dal prossimo mese la vecchia formulazione del reddito di cittadinanza.
IL SUPPORTO - Il cosiddetto assegno di Supporto alla formazione e al lavoro (350 euro al mese per un massimo di 12 mesi) potrebbe non essere erogato dall'inizio della partecipazione a un corso di formazione, come previsto originariamente dalla riforma introdotta da ministero del Lavoro, ma non appena vengono esauriti tutti gli adempimenti formali. Vale a dire quando viene apposta la firma del patto personalizzato di servizio ai centri dell'impiego, l'iscrizione presso tre Agenzie per il lavoro e l'iscrizione a un corso di formazione.
Una scorciatoia per gli "esodati del reddito" su cui il governo starebbe ragionando poiché mancano ancora i decreti attuativi che dovrebbero far partire la piattaforma Siisl (Sistema Informativo per l'inclusione Sociale e lavorativa) prevista dalla legge che introduce l'Assegno di inclusione in sostituzione del Reddito di cittadinanza dal 2024 e il Supporto alla formazione e il lavoro da settembre 2023.
In attesa della piattaforma che dovrebbe comunque arrivare a breve, sarà in pratica sufficiente concludere gli adempimenti formali (e non l'effettivo inizio del corso) per avere diritto all'assegno. Con un però: la somma sarà effettivamente erogata solo quando la piattaforma e i corsi saranno davvero partiti. In ogni caso, spiegano fonti vicine a chi nell'esecutivo ha seguito da vicino l'iter, i percettori avranno diritto a ricevere gli arretrati. Lo stesso anche nel caso in cui chi perde il reddito stia già frequentando un corso di formazione-tirocinio e quindi è già preso in carico dal centro per l'impiego.
Un escamotage necessario per evitare situazioni limite, per quanto l'esecutivo continui a difendere le proprie scelte, bollando come «pretestuose» le proteste di opposizioni e sindacati.
La maggioranza governa «con l'algoritmo della cattiveria», «dichiara guerra ai più fragili» mentre «aiutano evasori e disonesti», dimostra «arroganza e mancanza di empatia»: il tenore delle parole di Partito democratico, Movimento cinque stelle e alleanza Verdi e Sinistra. Critiche che però palazzo Chigi, per bocca del sottosegretario per l'Attuazione del programma di governo, Giovanbattista Fazzolari, rispedisce al mittente ribadendo, ad esempio, che «la modifica voluta dal governo tutela i fragili. Le persone che perderanno oggi il reddito di cittadinanza, lo avrebbero perso anche con la norma dei grillini».
LA COMMISSIONE - Intanto cresce in maggioranza la fronda di chi, accodandosi all'idea lanciata da FdI, vuole istituire una commissione d'inchiesta parlamentare contro Pasquale Tridico. L'accusa nei confronti dell'ex presidente Inps è quella di non aver attivato i controlli e le verifiche sui percettori del Reddito di cittadinanza. Una fattispecie tutta da verificare che se da un lato, spiegano da via della Scrofa, è «stata avanzata senza troppe riflessioni in risposta agli attacchi dell'opposizione», dall'altra solletica e non poco gli alleati di governo. Anche Forza Italia si è infatti spinta a sostenere con forza una qualche azione. Il senatore azzurro Maurizio Gasparri ad esempio, propone una variante rispetto alla commissione parlamentare ad hoc «per evitare che si perda tempo» (l'istituzione richiede una legge e un'approvazione da parte di Camera e Senato), avallando un'indagine conoscitiva da parte delle Commissioni Lavoro di Camera o Senato. Ipotesi che al momento, anche in nome delle parole di pochi giorni fa di Sergio Mattarella rispetto alle commissioni su Covid, Emanuela Orlandi e David Rossi (le Camere che «non devono sovrapporsi ai pm»), rischiano di finire in un nulla di fatto. Per quanto si tratti di legittime iniziative parlamentari infatti, la premier Giorgia Meloni non sembra aver avallato la proposta.
 
«Conte, Schlein e Cgil soffiano sul fuoco: sapevano che il sussidio non era a vita»
 
Tommaso Foti, capogruppo di FdI alla Camera, sull'addio al Reddito la maggioranza tira dritto: non temete disordini?
«È evidente che c'è chi, come Giuseppe Conte, Elly Schlein e la Cgil, soffia sul fuoco, sperando forse di ottenere un'estate torrida dal punto di vista politico. E lo fanno con scarsa buona fede: la segretaria del Pd, ad esempio, dimentica che il suo partito votò contro l'istituzione del reddito».
Nessuna marcia indietro dunque?
«Dal 2019 a oggi il reddito di cittadinanza è costato oltre 30 miliardi. E non mi pare che abbia abolito la povertà, né aiutato a trovare un lavoro i suoi percettori, molti dei quali ne hanno beneficiato per quattro anni. Ed è sconcertante che chi ha voluto questa misura non dica che è nata come un sussidio a termine, non come un vitalizio. O non hanno letto ciò che hanno votato, o non sono stati del tutto onesti».
A Palazzo Chigi però si valuta una mediazione: anticipare l'assegno di supporto alla formazione per gli ex percettori alla firma del "patto" col centro per l'impiego. Che ne pensa?
«Fatte salve le verifiche di bilancio, potrebbe essere un'ipotesi valida, anche per stemperare le tensioni che le opposizioni di sinistra vogliono alimentare. Ma ribadisco: la misura cessa per chi è ritenuto occupabile: tutti gli altri non perderanno il sostegno».
La sua proposta di una commissione d'inchiesta sui mancati controlli sul Rdc ha sollevato un polverone: per Conte è "bullismo istituzionale". Come risponde?
«L'ignoranza costituzionale di Conte è preoccupante. È la Carta che dà alle Camere la possibilità di condurre inchieste su materie di pubblico interesse. Non c'è alcun attacco ad personam: si vuol capire se l'Inps e il suo ex presidente, Pasquale Tridico, abbiano effettivamente svolto un'attività di controllo delle erogazioni. Verifichiamo e poi giudicheremo. Chi si assolve prima di cominciare mi fa venire in mente il vecchio adagio: excusatio non petita...».
Sergio Mattarella però ha invitato il Parlamento a non sostituirsi alla magistratura. E due giorni dopo voi chiedete una nuova commissione d'inchiesta...
«Non vedo il collegamento. Non mi risulta che la magistratura sia intervenuta sul Reddito, salvo quando sono state scoperte truffe ai danni dello Stato. Noi vogliamo fare luce a monte: l'Inps ha previsto controlli adeguati oppure no? Se si vuol dipanare questa matassa, serve materiale per poterlo fare».
Maurizio Gasparri di FI avanza una proposta: invece della commissione d'inchiesta, facciamo un'indagine conoscitiva in commissione Lavoro che ha tempi più brevi. Può essere una soluzione?
«Parliamo di due indagini molto diverse. In quest'ultimo caso, non ci sarebbe nemmeno l'obbligo di presentarsi. E poi c'è l'aspetto della segretezza del materiale raccolto, che così non verrebbe garantita. Quindi finirebbe tutto sui giornali mezz'ora dopo».
Col governo vi siete confrontati su quest'idea?
«È un'iniziativa parlamentare: è alle Aule che la Costituzione riconosce la facoltà di istituire commissioni di inchiesta. Tanto più che nelle stesse ore il premier era in viaggio». La Lega però pare piuttosto fredda. Del resto, il Carroccio era al governo, quando è nato il Reddito.
«Chiariamo un aspetto: qui non si vuole sindacare la scelta politica di un'altra maggioranza. Il reddito l'abbiamo abolito e sostituito con altri strumenti, come previsto dal nostro programma. L'obiettivo, ripeto, è capire se quella norma ha colto l'obiettivo di erogare in modo puntuale le risorse, e se è stata accompagnata da una adeguata opera di verifica».
Salario minimo, il confronto con l'opposizione alla fine si farà?
«Se c'è reale volontà di confronto nessuno si sottrae. Purché non si arrivi al tavolo dicendo: prendere o lasciare. A nostro avviso fissare per legge un minimo di retribuzione oraria è un errore, si rischia un blocco espansivo della contrattazione. Ma faccio notare che è singolare arrivare il 4 luglio con una proposta, dopo che l'opposizione ci ha messo 240 giorni per mettersi d'accordo, e chiedere di fare in fretta. Il M5S negli ultimi 5 anni è stato al governo 1.600 giorni, il Pd 1.140, senza mai sollevare il tema. Non mi pare che abbiano le carte in regola per accusarci di negligenza».
 

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