Data: 17/08/2023
Testata Giornalistica: IL MESSAGGERO |
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Oltre diciassettemila euro il peso medio dei debiti sulle famiglie abruzzesi. Ranieri (Cgil): «Salari giù e prezzi in salita»
L'AQUILA Crescono i debiti delle famiglie e delle imprese abruzzesi e contestualmente aumenta il rischio usura. L'importo medio dell'indebitamento per nucleo familiare in Abruzzo, al 31 dicembre 2022, è salito a 17.061 euro. Un dato che pone la regione al 14esimo posto a livello nazionale. È quanto emerge da un'analisi dell'Ufficio studi della Cgia, che a seguito dei risultati paventa un altro rischio: la recrudescenza dell'usura. In Abruzzo le famiglie "più in rosso" sono quelle che vivono in provincia di Pescara, al 53esimo posto in Italia, con un debito medio di 20.325 euro per una crescita del 2,3 per cento rispetto al 2021. Segue il Teramano, al 75esimo posto a livello nazionale, con un debito medio di 17.018 euro (+2,8 per cento rispetto al 2021). Al terzo posto in Abruzzo e all'80esimo in Italia c'è il Chietino, dove le famiglie hanno un debito medio di 16.170 euro (+1,8 per cento). Le famiglie del capoluogo abruzzese, all'85esimo posto a livello nazionale, registrano un debito che ammonta a 14.810 euro (+3,7 per cento). «Si tratta di un'inflazione spinta fortemente dall'aumento dei profitti delle imprese mentre i salari reali diminuiscono, i prezzi e le tariffe sono fuori controllo. La sanità pubblica al collasso costringe le persone a pagare per potersi curare, precarietà e povertà sono in aumento. In questa situazione le persone riducono i consumi, erodono i risparmi o si indebitano - dichiara Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo e Molise -. Nella nostra regione poi, la chiusura degli sportelli bancari sul territorio ha incrementato le difficoltà per le famiglie e per tante piccole imprese a trovare canali di finanziamento. E come noto, di fronte alla disperazione delle persone cresce il fenomeno dell'usura».
In questa situazione, secondo Ranieri, il sistema economico «tende ad avvitarsi in una spirale negativa». Le politiche messe in campo dal governo per il segretario della Cgil Abruzzo «sono inadeguate e sbagliate: incremento dei voucher, tagli al reddito di cittadinanza, liberalizzazione degli appalti, tagli alla sanità, resistenza all'introduzione del salario minimo, mancato controllo dei prezzi sui beni essenziali, assenza di risorse per il rinnovo dei contratti pubblici, condoni fiscali, autonomia differenziata. È per questi motivi che la Cgil sarà in piazza insieme a tante associazioni civiche il prossimo 7 ottobre per chiedere un cambiamento radicale delle politiche del governo», conclude Ranieri.
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