Condividi: Bookmark and Share
Stampa:
Data: 17/10/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

Legge di Bilancio:  tutte le novità. Alle famiglie sconti sui nidi Irpef, gli scaglioni da 4 a 3 ma con i tagli alle detrazioni. Pensioni, cosa cambia nel 2024? Un anno in più per la pensione anticipata: Quota 103 diventa Quota 104

La manovra e la stretta sulle pensioni anticipate: cosa cambia

Meno tasse, ma solo per i redditi medio-bassi; nuovi incentivi per la natalità; piano per tagliare le liste d’attesa nella sanità condizionando a questo la detassazione degli straordinari del personale; revisione dei fringe benefit; anticipo a novembre del conguaglio sulla perequazione delle pensioni che altrimenti sarebbe scattato a gennaio 2024, ma stretta sui requisiti per andare prima in pensione: dal prossimo anno non c’è più Quota 103, ci sarà Quota 104 (per lasciare il lavoro serviranno almeno 41 anni di contributi e 63 anni d’età, invece dei 62 finora sufficienti).

Detrazioni: taglio sopra i 50 mila euro

È nutrito il pacchetto di misure per le famiglie contenuto nel disegno di legge di Bilancio ( qui il testo integrale) e nel decreto fiscale varati dal Consiglio dei ministri. Con molte conferme e qualche sorpresa. Come la franchigia da 260 euro sulle spese ammesse a detrazione (tranne quelle sanitarie), che azzera il taglio dell’Irpef per i redditi superiori a 50 mila euro. E come i 2 mila euro richiesti ai cittadini extracomunitari residenti in Italia che vogliano accedere al nostro Servizio sanitario nazionale: l’aumento del contributo riguarda gli stranieri che soggiornano regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria al Ssn.

Tre aliquote Irpef e taglio del cuneo fiscale

Tra le novità anche un aumento delle accise sui tabacchi. E spuntano 200 milioni per rifinanziare nel primo trimestre 2024 il bonus sociale sulle bollette della luce. Dal 2024 i contribuenti soggetti a Irpef pagheranno secondo tre aliquote: 23% fino a 28 mila euro di imponibile, 35% tra 28 e 50 mila, 43% oltre. I risparmi potranno arrivare a 260 euro per i redditi più alti ma non superiori a 50 mila, perché oltre questa soglia verranno azzerati dalla franchigia sulle detrazioni. Confermato il taglio del cuneo sulle retribuzioni fino 35mila euro.

Un mese in più di congedo parentale

Un miliardo viene destinato alle misure per la natalità. «Il nostro obiettivo è dire che al secondo figlio l’asilo nido è gratis», ha detto la premier, Giorgia Meloni, ma questo non significa che non si pagherà, bensì che c’è un rafforzamento di 150 milioni del fondo per il bonus asili nido. Dal 2024 ci sarà un mese in più di congedo parentale, retribuito al 60%, per i genitori con figli fino ai 6 anni.

Esonero contributivo per le mamme

Le madri lavoratrici con due o più figli avranno una busta paga più pesante perché non pagheranno la quota di contributi previdenziali a loro carico (9%). Per le madri con due figli, finché il secondo figlio non abbia raggiunto 10 anni d’età, ha spiegato Meloni. Per le madri con tre o più figli, fino a quando il figlio più piccolo non abbia raggiunto 18 anni. I contributi previdenziali saranno a carico dello Stato perché «il concetto — ha aggiunto la presidente del Consiglio — è che una donna che mette al mondo almeno due figli ha già offerto un importante contributo alla società». I fringe benefit scendono a 2 mila euro per i lavoratori con figli e salgono a mille per gli altri. I benefici potranno essere riconosciuti anche per pagamenti di affitto e mutuo prima casa.

Imprese, addio all’Ace

Sparisce definitivamente l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica delle imprese, che premiava l’autofinanziamento, ed arrivano gli incentivi per le aziende che aumentano il numero dei dipendenti a tempo indeterminato, più alti se sono giovani, donne con due figli minori, disoccupate, e gli ex percettori del Reddito di cittadinanza. Per le imprese, visto che l’Ace nel 2024 valeva 4,6 miliardi, e la super deduzione per i nuovi assunti ne vale uno, il piatto piange. Almeno finora, perché il governo promette di tirare fuori molto presto, con il decreto del ministro Adolfo Urso in discussione in Parlamento gli incentivi sugli utili reinvestiti.«È importante sostenere gli investimenti delle società estere, ma ancora più importante sostenere quelli delle società italiane», ha commentato il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, che con il ministro delle Imprese inaugurava proprio ieri il nuovo stabilimento siderurgico della Duferco a Brescia.

La Global Minimum Tax

L’Ace, ha spiegato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, «non è finalizzata agli obiettivi previsti dalla delega fiscale per gli incentivi alle imprese. Inoltre certi meccanismi non sono più consentiti nell’ambito delle regole fiscali Ocse, che ci impongono anche la Global Minimum Tax». La nuova imposta sarà del 15% e colpirà le multinazionali con almeno 750 milioni di fatturato. La cancellazione dell’Ace finanzierà il Fondo per la riduzione della pressione fiscale con altri 2,7 miliardi l’anno dal 2025, mentre dei 4,6 miliardi del 2024 3,6 serviranno per il taglio Irpef, un miliardo per gli incentivi alle nuove assunzioni.

Assunzioni, la deduzione aumenta del 20%

Per ogni nuovo dipendente che sarà assunto in pianta stabile nel 2024 in più, rispetto al 2023 , le imprese avranno una deduzione maggiorata del 20%, che può arrivare al 30% nel caso di assunzione di lavoratori svantaggiati. Per non incidere sul lavoro a tempo determinato, si stabilisce che il numero complessivo degli occupati del 2024 debba essere comunque superiore a quello dell’anno in corso. Nella manovra sono poi previsti un credito di imposta per le imprese del Sud che acquisiscono beni strumentali, per 1,8 miliardi di euro, 50 milioni per la nuova Sabatini, 300 per i contratti di sviluppo. Nella legge di Bilancio anche la riforma delle garanzie dello Stato sui prestiti alle piccole e medie imprese, che saranno concesse non più a pioggia, ma finalizzate a sostenere specifici progetti ad alto valore aggiunto. Rinviate a giugno la plastic tax (da 1 miliardo l’anno) e la sugar tax (300 milioni).

Meno tasse per le aziende che rientrano in Italia

Un pacchetto di misure previste dal decreto fiscale incentiva il rientro in Italia delle produzioni che erano state delocalizzate all’estero. Per cinque anni pagheranno la metà delle imposte sui redditi, ma dovranno restituire tutto se dovessero ripartire prima dei cinque anni successivi. Anche ai lavoratori, dipendenti o autonomi, che stabiliscono la residenza in Italia sarà riconosciuta una detassazione del 50% per 5 anni.

Canone Rai da 90 a 70 euro

Sarà compensato dallo Stato il taglio del canone Rai in bolletta pari a 440 milioni di euro. Lo spiegano fonti di Palazzo Chigi, dopo la presentazione della manovra avvenuta ieri mattina. Era stato il vicepremier leghista Matteo Salvini a intestarsi il provvedimento, mentre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva precisato che si tratta di un taglio di 20 euro per utente. Dunque, riepilogando, anche quest’anno il canone resterà in bolletta. L’esborso sarà non più di 90 euro ma di 70 euro. Quello che la Rai perderà dal taglio in bolletta lo recupererà dallo Stato, che glielo restituirà sotto la voce «investimenti». La variazione, spiegano fonti di Palazzo Chigi, per la Rai sarà di 20 milioni di euro. Secondo i primi calcoli di fonti Rai, è possibile che siano anche meno. Oggi la Rai incassa 1,8 miliardi. Non abbastanza: l’attuale dirigenza infatti rivendica per sé anche quella parte di canone (110 milioni) che oggi finisce nel Fondo per l’editoria. Lo Stato infine recupererà i 440 milioni dalla fiscalità generale, cioè l’esborso sarà a carico di quei contribuenti che già pagano le tasse.

Statali: aumento una tantum a fine anno

Per la Pubblica amministrazione ci sono 2 miliardi di euro stanziati nel disegno di legge Anticipi collegato alla manovra economica. Servono come anticipo per il pagamento già a fine 2023 del primo aumento degli stipendi per il personale del pubblico impiego in attesa del rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024. Viene stabilito anche che le amministrazioni possano erogare ai proprio dipendenti l’aumento con oneri a carico dei propri bilanci. In generale per il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione la manovra economica stanzia 5 miliardi di euro. A questi se ne aggiungono altri 2,5 destinati al personale medico sanitario: tra le nuove misure previste c’è l’indennità per medici e altro personale sanitario impegnati nella riduzione dei tempi delle liste di attesa. Per la sanità, nel 2024 viene previsto uno stanziamento aggiuntivo di 3 miliardi di euro che dal 2026 diventano 4,2 miliardi. Per il potenziamento dell’assistenza territoriale, incluse nuove assunzioni, vengono poi stanziati 250 milioni di euro per il 2025 e 350 per il 2026. I cittadini non Ue potranno iscriversi alla sanità pubblica italiana versando un contributo annuale di 2 mila euro.

Fringe benefit: 1.000 euro per tutti, 2.000 con figli

I premi di produttività anche nel 2024 continueranno a essere tassati al 5%. La manovra conferma la scelta già adottata con la legge di Bilancio dello scorso anno, che riduceva dal 10 al 5% l’aliquota dell’imposta sostitutiva all’Irpef e alle addizionali regionali e comunali sulle somme erogate sotto forma di premi di produttività. L’obiettivo del governo è di ridurre il cuneo fiscale a favore dei lavoratori, con la detassazione dei premi produttività e dei fringe benefit fino a 2 mila euro per i lavoratori con figli a carico. Il tetto è, invece, fissato a 1.000 euro per tutti gli altri lavoratori. I benefici fiscali si possono utilizzare anche per i pagamenti di affitto e il mutuo prima casa. Nella manovra 2024 sono inoltre previsti incentivi per le assunzioni di donne disoccupate, confermati i beneficiari dell’assegno di inclusione e i giovani. Per le donne lavoratrici è stabilito lo stanziamento per uno sgravio pari all’intera quota dei contributi a loro carico: il beneficio avrà la durata di un anno in caso di due figli (fino all’età di 10 anni del più piccolo) e una durata permanente per le donne che hanno 3 figli (fino ai 18 anni dell’ultimo).

Rinvio dell’acconto fiscale per gli autonomi

Tra le novità della manovra figura la possibilità per i lavoratori autonomi di non versare l’anticipo Irpef a novembre, ma di rateizzarlo in 5 rate dal mese di gennaio fino a giugno. In particolare, l’articolo 4 del decreto prevede che per il periodo d’imposta 2023, le persone fisiche titolari di partita Iva con ricavi o compensi fino a 170 mila euro, dovranno effettuare il versamento della seconda rata di acconto entro il prossimo 16 gennaio, o, in alternativa, potranno rateizzarlo in cinque tranche mensili di pari importo. Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi. La possibilità di dilazionare i pagamenti è accolta con favore da Confcommercio, che definisce «positivo l’esordio della rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi per autonomi ed imprenditori». A rivendicare l’abolizione dell’acconto di novembre è, tra gli altri, Alberto Gusmeroli (Lega) . «Una rivoluzione che consente a milioni di artigiani, commercianti e liberi professionisti di pagare metà delle tasse a consuntivo, cioè ad anno concluso e reddito guadagnato, e non più in anticipo».

 

Pensioni, cosa cambia nel 2024? Un anno in più per la pensione anticipata: Quota 103 diventa Quota 104


Pensioni, come si uscirà dal lavoro nel 2024? Quota 103 diventa Quota 104: per uscire prima dal lavoro, dal prossimo anno ci vorrà un anno di più. Dunque, si dovrà dire addio quindi ai 62 anni come requisito per fare domanda per l’uscita anticipata (com’è stato nel 2023) e ci vorranno almeno 63 anni. Così, il governo Meloni ha deciso nella legge di Bilancio approvata il 16 ottobre.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato durante la conferenza stampa che «per Quota 103 abbiamo alzato i requisiti di età anagrafica fermo restando i 41 anni di contributi per accedere alla pensione». Il titolare del Mef ha poi aggiunto: «C’è la modifica del requisito e non delle finestre». Insomma, secondo Giorgetti non si tratta di una «Quota 104 piena: c’è un meccanismo di incentivi a permanere al lavoro e una penalizzazione per quelli che decidono di andare in pensione prima».
Le scarse risorse hanno portato così il governo Meloni non solo a rinunciare alla cancellazione della tanto odiata legge Fornero, ma a inasprire i requisiti per lasciare il lavoro prima dei 67 anni di età.
Un’altra (piccola) novità è data dall’accorpamento di Ape Sociale e Opzione Donna in un unico fondo per la flessibilità in uscita dal lavoro e l’anticipo al primo novembre del conguaglio delle pensioni.

Ma vediamo più nel dettaglio cosa c’è e cosa non c’è alla voce “pensioni” in questa Manovra 2024.

La proroga di Quota 103 (che diventa una quasi Quota 104)

Come detto, Quota 103 “peggiora” e diventa una Quota 104.
Di tutte le possibili iniziative di ritocco del sistema pensionistico, il rinnovo di Quota 103 (la pensione anticipata flessibile introdotta dalla legge di Bilancio 2023 e che doveva andare in pensione al 31 dicembre, termine entro il quale si doveva avere maturato 62 anni di età e 41 anni di contributi) era apparsa fin dall’insediamento del governo Meloni come quella più probabile, nonostante i proclami della Lega su Quota 41 e la promessa di abolire la legge Fornero.
E il perché è presto detto: è la misura (temporanea) con i costi più accettabili.
Il motivo di questa «convenienza» risiede nella relativamente limitata platea dei potenziali aventi diritto. Con Quota 103 è infatti richiesto un minimo di 41 anni di contribuzione minimi, che non è poco, obiettivo che è raggiungibile in prevalenza da lavoratori dipendenti con carriere stabili e continue nel tempo. Dunque, sarà ancora possibile uscire con Quota 103 ma si dovranno prevedere dei disincentivi che peseranno sull’assegno.
Chi invece uscirà con Quota 104 avrà diritto a un premio, che andrà a tutti coloro che decideranno di continuare a lavorare fino alla pensione di anzianità: si stratta del cosiddetto Bonus Maroni (leggi qui per saperne di più). Ovviamente, questo anno in più senza penalizzazione prima di poter andare in prepensionamento risulta meno costoso per le casse dello Stato, ma è un piccolo schiaffo alla sbandierata staffetta generazionale.

Addio ad Ape Sociale e Opzione donna: arriva il Fondo per la flessibilità in uscita

Nella scorsa legge di Bilancio, l’Ape sociale era stata rinnovata così com’era nel 2022. Ora, ha annunciato in conferenza stampa la premier Meloni, «Ape sociale e Opzione donna vengono superate e accorpate in un unico fondo per la flessibilità in uscita che consente di andare in pensione a 63 anni con 36 anni di contributi per (i maschi) caregiver, disoccupati, impegnati in lavori gravosi e disabili, mentre per le donne è di 35 anni». Secondo le stime dell’Osservatorio Previdenza di Cgil e Fondazione Di Vittorio nel corso del 2023 solo 25 mila lavoratori avranno utilizzato i canali di uscita anticipata Quota 103, Opzione Donna e Ape sociale.

Conguaglio delle pensioni già a novembre

Il decreto legge fiscale varato il 16 ottobre dal Consiglio dei ministri ha previsto, tra le altre cose, anche l’anticipo del conguaglio della perequazione dei trattamenti pensionistici: lo 0,8% (quello già applicato era del 7,3%) necessario per recuperare l’inflazione effettiva del 2022, dell’8,1%, con tanto di arretrati, sarà pagato già «in via eccezionale» al primo novembre 2023». Si tratta del conguaglio dell’indicizzazione dei trattamenti: lo 0,8% necessario a recuperare l’inflazione effettiva del 2022 (8,1%) a dicembre, anziché a gennaio, come da consuetudine.
Il conguaglio sarà “a fasce”, introdotto dal governo Meloni nella sua prima manovra (e meno vantaggioso di quello a scaglioni voluto da Prodi e ripristinato dal governo Draghi) e questo significa che sarà riconosciuto per intero solo alle pensioni fino a 4 volte la minima (2.100 euro lordi mensili).
Sopra a questo tetto, il recupero non è più al 100%, ma progressivamente scende la sua percentuale all’aumentare dell’assegno, come era stato già previsto e dalla legge di Bilancio 2023, ossia:
* tra 2.101,53 e 2.626,90 euro: 85% del tasso, quindi l’aumento sarà dello 0,68%;
* tra 2.626,91 e 3.152,28 euro: 53% del tasso, quindi lo 0,424%;
* tra 3.152,29 e 4.203,04 euro: 47% del tasso, quindi lo 0,376%;
* tra 4.203,05 e 5.253,80 euro: 37% del tasso, quindi lo 0,296%;
* sopra i 5.253,81 euro: 32% del tasso, che quindi lo 0,256%.
Anche per il conguaglio si è tornati a un criterio di calcolo della perequazione più sfavorevole perché applicato, in percentuale, sull’importo complessivo delle pensioni (come era fino al 2021) e non per scaglioni del montante delle pensioni, come aveva doluto Draghi nel 2022. Il conguaglio - che riguarderà circa 16 milioni di pensionati - oscillerà quindi tra i 5 e i 20 euro al mese, permettendo un risparmio al governo Meloni di circa 10 miliardi di euro in tre anni, soldi sostanzialmente “sottratti” dalle tasche dei pensionati con gli assegni più alti.
Non è detto che, se i problemi di copertura per il governo continueranno, non si decida di appesantire le aliquote del conguaglio. A vigilare però sarà la Corte Costituzionale che potrebbe in quel caso vietare il “prelievo” dagli assegni, come già accaduto in passato.

Pensioni minime, 18 euro di aumento

«Viene confermata la super rivalutazione delle pensioni minime per gli over 75 anni», ha detto Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il varo della manovra. La premier ha poi chiarito che in legge di Bilancio è prevista «la rivalutazione delle pensioni in rapporto all’inflazione, altra misura che cuba complessivamente circa 14 miliardi di euro. Rivalutiamo al 100% le pensioni fino a quattro volte il minimo, al 90% quelle tra 4 e 5 volte il minimo e poi a scendere man mano che aumenta l’importo della pensione». Si allarga però la platea. Forza Italia infati alla fine ce l’ha fatta: se l’anno scorso le pensioni minime erano state portate a 600 euro, la manovra 2024 proroga la misura con un nuovo mini-aumento per le pensioni minime a partire dai 65 anni di età. Gli importi inferiori o uguali al minimo Inps saliranno dunque a 618 euro dal prossimo primo gennaio.

Addio ai vincoli per i lavori interamente contributivi

La legge di Bilancio consente ai lavoratori interamente “contributivi” (si tratta di coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995) di accedere al pensionamento di vecchiaia senza più il vincolo del raggiungimento di un importo di almeno 1,5 volte il minimo. Questo meccanismo, infatti, costringeva molti di loro ad attendere l’uscita dal lavoro a 70 anni.

   
   
   

www.filtabruzzomolise.it ~ cgil@filtabruzzomolise.it



 
Federazione Italiana Lavoratori Trasporti CGIL AbruzzoMolise - Via Benedetto Croce 108 - 65126 PESCARA - Cod. Fisc.: 91016710682 - mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
1511618