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Data: 09/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

Le opposizioni da Meloni sul salario minimo Schlein avverte: parleremo di tutto La premier fissa per l’11 l’incontro. Renzi unico assente

ROMA Volenti o nolenti ci saranno tutti: i leader delle opposizioni che hanno sottoscritto la proposta del salario minimo, concertandola con Maurizio Landini, non diserteranno l’appuntamento con Giorgia Meloni venerdì pomeriggio.

Certo, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte avrebbero preferito non offrire «questa passerella mediatica» alla premier. Tanto che il leader 5 Stelle all’inizio aveva pensato di mandare in sua vece a palazzo Chigi l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Ma alla fine tutti i leader hanno deciso di andarci, persino la coppia rosso-verde Bonelli-Fratoianni. Ci sarà, ovviamente, Carlo Calenda, che era disposto a partecipare a questo incontro anche da solo. E sarà presente pure il segretario di più Europa Riccardo Magi. Unico assente Matteo Renzi, perché Italia viva quella proposta di legge non l’ha sottoscritta, anzi ha già studiato degli emendamenti al testo delle altre opposizioni.

Da Palazzo Chigi fanno sapere che la presidente del Consiglio ascolterà le opposizioni perché «il confronto è sempre utile e costruttivo» ma non avanzerà una sua proposta: quella arriverà in un secondo tempo. Ciò non significa però che Meloni resterà in silenzio. La premier, dopo aver visto che una parte importante dell’elettorato di Fratelli d’Italia è sensibile a quel tema (circa tre milioni degli italiani che l’hanno votata) ha deciso di giocarsi la partita.

Ovviamente la presidente del Consiglio è pronta ad aprire il dialogo ma non ad accettare la proposta delle opposizioni. «Noi — dicono da Fratelli d’Italia — pensiamo di agire maggiormente sulla contrattazione collettiva, rafforzandola, sul taglio del cuneo fiscale, sui lavoratori non contrattualizzati, sulla detassazione delle tredicesime e dei premi di produzione». Ma ciò che veramente Meloni intende capire è se c’è un modo di dividere il fronte delle opposizioni o di evitare che i partiti che hanno sottoscritto quella proposta si saldino con il leader della Cgil Maurizio Landini, fino a poco tempo fa contrario all’ipotesi di salario minimo. Tant’è vero che l’attuale proposta, scritta insieme alla Cgil, è assai lontana dall’iniziale ipotesi sponsorizzata dai 5 Stelle.

Con il loro carico di dubbi e di sospetti nei confronti della presidente del Consiglio, i leader delle opposizioni ieri hanno tenuto un rapido vertice online. Cinque minuti e qualche manciata di secondi per dirsi che il fronte deve restare unito.

Il tavolo. I dem: non sia una sceneggiata. La premier si limiterà ad ascoltare

Comunque, nell’invito alla riunione, firmato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e che molti leader delle opposizioni hanno ricevuto dopo che la notizia della riunione era già sul sito del Corriere della Sera, è spiegato che una delegazione del governo, presieduta da Meloni, «ascolterà le proposte delle opposizioni». Quindi ufficialmente non è prevista nessuna iniziativa in questo senso da parte dell’inquilina di palazzo Chigi, che prima vuole capire bene qual è la dinamica tra i leader che andranno all’incontro.

L’imbarazzo delle opposizioni, che avrebbero volentieri evitato di offrire un palco mediatico a Meloni trapela dalle dichiarazioni che accompagnano il loro sì all’appuntamento. «L’incontro non deve essere una sceneggiata agostana», premette Schlein, che poi annuncia: «Dal governo ci aspettiamo anche risposte sui ristori per famiglie e imprese dell’Emilia-Romagna e sulle mancate dimissioni di De Angelis».

Conte, dopo essersi lamentato per aver appreso dai giornali dell’incontro, fa sapere che è disposto a partecipare alla riunione specificando, però, che «quello del governo è un maldestro tentativo di mettere una toppa». Magi ironizza sul «cambio di rotta di Meloni»: «Siamo curiosi di sapere il perché». Bonelli e Fratoianni fanno capire che accettano l’invito senza nessun entusiasmo. Carlo Calenda è l’unico a dire un sì convinto a quell’invito partito da Palazzo Chigi: «La politica — sottolinea il leader di Azione — non è solo scontro».


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