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Data: 07/09/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

Le lacrime di Massa, il tecnico di Rfi Gli amici: è distrutto, sembra un altro Ha chiuso i profili social, sospeso dall'azienda

«No. Non me l’avevano ancora data l’interruzione della linea...». Antonio Massa riesce a dire l’indicibile e scoppia a piangere davanti ai magistrati che stanno ascoltando la sua testimonianza.

Sono le 22.30 di giovedì 31 agosto. Lui è stravolto. La trincea che per un giorno aveva riempito di silenzio non tiene più. E lui racconta per la prima volta quel poco che i singhiozzi gli consentono, con la voce a brandelli. E cioè che è stato il suo via libera a mandare quei cinque operai sui binari, e che lo sapeva benissimo: la linea non era interrotta.

La sua è un’ammissione di colpa quindi non si può più proseguire ascoltandolo come testimone. I pm fermano la deposizione e gli dicono che adesso è indagato. Un guaio giudiziario enorme, che gli costerà carissimo. Ma non è niente, in quel momento. Che importa delle conseguenze giuridiche? Sono le urla di quegli uomini morti, a far rumore nella sua testa. Sono le immagini indecenti di una fine così cruenta, a fargli male.

«Non gli butto la croce addosso, sarà morto dentro» ha detto di lui la madre di uno dei ragazzi investiti dal treno. È così. I 46 anni di Antonio Massa sono improvvisamente diventati cento. «Sembra un altro uomo», dicono di lui i pochissimi che lo hanno visto o ne hanno saputo qualcosa in questi giorni. Da ieri ha un avvocato di fiducia a Roma, Mattia Moscardini.

Rete ferroviaria italiana — l’azienda per la quale lavora come tecnico e per cui quella sera faceva l’uomo di scorta alla squadra del cantiere — lo ha messo in contatto con uno psicologo. Un aiuto per attutire la caduta.

Lui ha chiuso i suoi profili social perché i soliti leoni da tastiera si sono prodigati in insulti di vario genere.

Gli hanno sospeso le abilitazioni e le qualifiche professionali — è la procedura — ma anche qui: dettagli senza importanza davanti a una colpa che non ha rimedio e che gli vivrà accanto fino alla fine dei suoi giorni.

Si fatica a immaginare il tecnico di Rfi davanti al video girato da Kevin Laganà e diventato prova regina dell’inchiesta. Se sei Antonio Massa non puoi guardare quelle immagini e non avere il cuore in tumulto. Quel ragazzo in felpa arancione che sorride nella sua diretta Instagram e riprende i compagni fra le rotaie pochi minuti prima dell’arrivo del treno... Il suo sorriso mentre dice «non abbiamo l’autorizzazione ancora»...e poi la voce fuori campo che dà indicazioni: «Io guardo il segnale, se vi dico treno andate da quella parte».

È proprio lui, a parlare. Antonio Massa. Quella sera era una vedetta, non il cane da guardia della sospensione della linea. Non serviva certo il video perché lui rivedesse la scena, chissà quante volte l’avrà rivissuta nella sua mente in questa settimana drammatica. Ma certo la faccia allegra di Kevin, gli altri che spalano il pietrisco della massicciata...ci vuole tutto il coraggio del mondo per guardare quel filmato. E ce ne vuole ancora di più per sopportare di sentire se stesso mentre dice «Appena vi dico treno andate da quella parte».

Il senso di quel che è successo lo aveva già ammesso nella deposizione di una settimana fa. Ma adesso rivedere la squadra, riascoltarsi...è tutta un’altra storia.

Kevin saluta. Dice a chi lo guarda che tornerà in diretta fra un paio di giorni. E spegne. Mancano pochi minuti all’impatto. Il treno sbuca da dietro la curva. È la fine.

07 settembre 2023 corriere della sera 2


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