Data: 11/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA |
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La sfida sul salario minimo In scena il vertice delle tensioni Opposizioni (tranne Renzi) oggi dalla premier, che ascolterà. Il governo pensa a una proposta di legge.
Misiani, responsabile economico del Pd «Finora hanno resistito e provato a dividerci I 9 euro all’ora servono». Durigon, sottosegretario leghista «Non faremo passerelle, da noi proposte alternative Ma la legge è un rischio» ROMA Da venti giorni Giorgia Meloni ragiona su tempi e contenuti del vertice con le opposizioni e certo non le ha fatto piacere leggere che a sinistra, dopo il video in cui la leader della destra ha bollato il salario minimo come «sbagliato e controproducente», si aspetta l’appuntamento di oggi a Palazzo Chigi con scetticismo crescente. «Usciremo con un nulla di fatto», prevedono gli invitati. Ma la presidente del Consiglio, attratta da una sfida che è tutta politica, è pronta ad aprire la Sala Verde per ascoltare la proposta delle minoranze e verificare se sia possibile arrivare a un accordo per affrontare il dramma dei salari bassi. «Sarà un confronto vero», assicura la leader di FdI. Alle cinque della sera attorno al tavolo ovale prenderanno posto, oltre a Meloni, i vicepremier Salvini e Tajani, la ministra Calderone e i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. E poi Elly Schlein e Maria Cecilia Guerra per il Pd, Giuseppe Conte e l’ex ministra Nunzia Catalfo per il M5S, Carlo Calenda e Matteo Richetti per Azione, Riccardo Magi e Benedetto della Vedova di +Europa, Nicola Fratoianni e Francesco Marini di Sinistra italiana e, per i Verdi, Angelo Bonelli con Eleonora Evi e Luana Zanella. Il primo incontro tra la premier e i leader delle opposizioni si è tenuto a maggio sulle riforme istituzionali. Ora Meloni ci riprova raccogliendo la sfida della segretaria del Pd, che tre mesi fa l’aveva affrontata alla Camera: «Signora presidente c’è un dramma di cui non sentiamo parlare mai, è la precarietà del lavoro povero». Già allora la premier bocciò la soluzione dei 9 euro come paga minima legale e non ha cambiato idea. «Perché ci invita, allora?», si sono chiesti nelle segreterie dei partiti. A sinistra è forte il sospetto che il capo del governo punti a spaccare il fronte unitario — da cui resta fuori solo Matteo Renzi — portando dalla sua parte Carlo Calenda. E poiché il salario minimo convince tre italiani su quattro, Meloni ha tutto l’interesse a riprendersi la scena sfilando il vessillo alle opposizioni. A settembre la premier punterà tutto sul lavoro, la partita del salario povero sarà cruciale e lei vuole arrivarci con una proposta di legge del governo che abbia al centro il potenziamento della contrattazione. I timori di Pd e 5 Stelle: «Finirà in nulla». Ma il leader: sarà un confronto vero Tre giorni fa i leader delle opposizioni si sono confrontati online e Giuseppe Conte, che del salario minimo ha fatto la nuova bandiera dei 5 Stelle, ha spinto per il «prendere o lasciare». Calenda è rimasto molto deluso dal video della premier, eppure è il più dialogante: «Aver unito le opposizioni è un valore, ma dire “mi alzo e me ne vado” non produce nulla. Dobbiamo cercare un compromesso con il governo, perché approvare il salario minimo in Parlamento è essenziale». Al Nazareno temono che l’incontro finisca in farsa, perché, come pensa un alto dirigente del Pd, «Meloni non rinnegherà mai i sindacati di destra che difendono i contratti pirata». E anche Sinistra Italiana, Verdi e +Europa sono a dir poco diffidenti. Schlein vuole portare al tavolo il problema dei fondi per l’Emilia-Romagna alluvionata e la questione De Angelis: il Pd insiste nel chiedere le dimissioni del responsabile Comunicazione del Lazio per le sue parole sulla strage di Bologna e a Chigi quasi sperano che la leader dem lo faccia oggi al vertice, perché «sarebbe un boomerang». Meloni farà un’introduzione, ascolterà i leader e poi aprirà il dibattito. Durigon, sottosegretario leghista «Non faremo passerelle, da noi proposte alternative Ma la legge è un rischio» Roma Usa le stesse parole di Giorgia Meloni, quando dice che «il salario minimo può essere controproducente». Ma, al di là del ruolo nell’esecutivo, tiene a posizionare il suo partito sul tema del sostegno ai lavoratori più poveri. Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro nel governo Meloni, come già nel primo presieduto da Giuseppe Conte, illustra una piattaforma di proposte. Tutte alternative a quella avanzata dalle opposizioni. Sottosegretario, perché dite di no al salario minimo? «Perché stabilire per legge una soglia minima di 9 euro lordi all’ora rischia di schiacciare verso il basso anche i salari mediani. Che invece vanno a loro volta difesi. È un compromesso al ribasso, noi puntiamo a fare di più e meglio. Non dimentichiamo che in Italia gli stipendi sono decresciuti negli ultimi 15 anni». Le opposizioni, a questo argomento, hanno risposto che sostenere che il salario minimo abbasserebbe gli stipendi è una fake news. «Non lo è per niente. Un salario minimo per legge avrebbe un impatto sulla contrattazione collettiva, la depotenzierebbe. E quella soglia di 9 euro finirebbe per essere applicata anche in settori in cui il minimo è più alto. Non è un caso se la Direttiva europea stabilisce che non ci sia obbligo di salario minimo in Paesi in cui la quota di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva è elevata come in Italia». Se la risposta sarà un no, perché il governo ha convocato per oggi le opposizioni sulla loro proposta di legge che prevede appunto il salario minimo? «Intanto mi faccia dire che siamo contenti che le opposizioni, che hanno ignorato l’argomento quando erano al governo, ora se ne facciano carico. Il tavolo convocato dalla presidente Meloni è un’occasione per lavorarci: e ogni occasione è utile». Andrete a quel tavolo con una controproposta o farete, come sospetta la minoranza, passerella? Stabilire per legge una soglia minima di 9 euro lordi all’ora rischia di schiacciare verso il basso anche i salari mediani Non dimenti-chiamo che in Italia gli stipendi sono decresciuti negli ultimi 15 anni «Non siamo noi a fare passerella ma chi, come le opposizioni, parla di emergenza e poi fa una proposta che di fatto non cambierà niente fino a novembre del 2024. Quanta demagogia. Andremo al tavolo con cinque proposte molto dettagliate per il sostegno ai salari. Estendere la contrattazione collettiva applicando, laddove non c’è, il contratto di categoria che può essere considerato di riferimento. Rivedere l’impalcatura degli appalti sui servizi eliminando il massimo ribasso sulla voce del costo del lavoro: provo rabbia nel vedere che anche nel pubblico ci sono servizi affidati con la soglia minima di 5 euro l’ora. Dare ruolo al Cnel e all’Aran per controbilanciare gli effetti dei cosiddetti contratti pirata. Introdurre premialità per chi è tempestivo nel rinnovo dei contratti. Quale passerella...». Sottosegretario queste sono le proposte del governo o della Lega? «Sono le proposte della Lega. Ma un’ottima base di partenza per contrastare il lavoro povero». La Lega però è una forza di maggioranza e lei è sottosegretario al Lavoro. «Certo, ma dopotutto sul salario minimo è stato istruito un iter parlamentare. Quindi è giusto far emergere tutte le posizioni. Il governo ha già avviato molti interventi per dare risposta al problema dell’inflazione alta: il taglio del cuneo fiscale è una misura per chi percepisce un basso salario». Le misure richiedono risorse. Arriveranno dalla tassa sugli extraprofitti delle banche? «Servirebbero risorse anche per introdurre il salario minimo. Quando sono necessarie, si trovano».
MISIANI, RESPONSABILE ECONOMICO DEL PD «FINORA HANNO RESISTITO E PROVATO A DIVIDERCI I 9 EURO ALL’ORA SERVONO» ROMA Antonio Misiani, oggi le opposizioni incontrano Giorgia Meloni: c’è spazio per una trattativa? «Noi vogliamo un confronto vero, non di facciata. Il salario minimo è previsto in 22 Paesi della UE su 27. Abbiamo presentato una proposta concreta, chiediamo di entrare nel merito. Finora la Meloni e la maggioranza hanno fatto muro, fino ad arrivare a presentare un emendamento soppressivo che poi hanno evitato di votare, rinviando tutto all’autunno. Ora verificheremo se hanno cambiato linea». Secondo lei perché la premier a due giorni dall’incontro è stata così dura sulla proposta delle opposizioni? «C’è molta tattica, nell’atteggiamento della Meloni. Se l’intento era provare a dividere le opposizioni, direi che l’obiettivo è stato mancato». Non temete di offrirle una passerella mediatica? «In Italia ci sono più di tre milioni di lavoratrici e lavoratori sottopagati. In molti casi sfruttati, con salari da fame da tre o quattro euro l’ora. Se qualcuno pensa di fare passerelle mediatiche sulla pelle di queste persone, dimostra di essere lontano anni luce dalla realtà del Paese». Meloni sostiene che con la vostra proposta si rischia di livellare verso il basso i salari dei lavoratori. «Non è così. La nostra proposta prevede non solo l’introduzione di un salario minimo di salvaguardia di 9 euro l’ora, ma anche che al lavoratore si applichi il trat- tamento retributivo previsto dal contratto nazionale comparativamente più rappresentativo. Se quindi un’impresa decidesse di uscire dal contratto nazionale di riferimento, dovrebbe comunque applicare il trattamento economico complessivo da esso previsto». Matteo Renzi, che non ha firmato quella proposta, sostiene che la conseguenza sarebbe un aumento di tasse per tutti gli italiani… «È un’obiezione incomprensibile: il salario minimo non ha impatto sulla finanza pubblica, non comporta alcun aumento delle tasse». Vogliamo un confronto vero, non di facciata Il salario minimo è previsto in 22 Paesi della Ue su 27. In Italia ci sono più di tre milioni di lavoratori sottopagati Chiediamo di entrare nel merito della nostra proposta Il Pd è stato al governo quasi ininterrottamente dal 2013 perché non ha fatto questa legge prima? «Matteo Renzi quando era presidente del Consiglio era a favore del salario minimo, tanto è vero che inserì nel Jobs Act una delega specifica per introdurlo. Quella norma non fu attuata per la contrarietà delle parti sociali. Nella scorsa legislatura il ministro del Lavoro Orlando raggiunse una intesa con i sindacati, ma furono la Lega e Forza Italia — che facevamo parte della maggioranza del governo Draghi — a mettersi di traverso bloccando tutto». È vero, come dicono, che questa proposta in realtà l’ha scritta Landini? «Chi ci ha lavorato per il Pd è Maria Cecilia Guerra, la nostra responsabile Lavoro. Con grande competenza e altrettanta determinazione». La premier ha deciso anche di tassare gli extra profitti delle banche, che cosa ne pensate visto che questa era anche una vostra proposta? «Noi eravamo e siamo a favore di un prelievo straordinario di solidarietà a carico delle banche per finanziare misure di carattere sociale, così come avevamo condiviso il contributo a carico delle imprese energetiche deciso dal governo Draghi. Purtroppo, il governo Meloni ha gestito questa vicenda in modo sconcertante». Che cosa critica? «Hanno deciso tutto dalla sera alla mattina, senza confrontarsi con nessuno e approvando un testo molto pasticciato. Impauriti dal crollo della Borsa, hanno fatto una parziale retromarcia e ora la montagna rischia di partorire un topolino. Insomma, un mezzo disastro».
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