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Data: 08/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA
    CORRIERE DELLA SERA

«Incontro sul salario minimo» Meloni chiama le opposizioni. L’ipotesi dell’11 agosto. La mossa prima di un autunno già condizionato dalle Europee

ROMA Sarà forse che Matteo Salvini è stato convincente sulla necessità di superare il tetto agli stipendi per gli esperti della società Ponte sullo Stretto, che dunque è saltato. Fatto sta che Giorgia Meloni ha deciso: prima di partire per la sua breve vacanza in Valle d’Itria intende organizzare un incontro con tutti i leader delle opposizioni riguardo al salario minimo, tema che qualche giorno fa il Parlamento aveva rinviato alla fine di settembre. Una mossa alla Angela Merkel che è una prima assoluta per la premier e che potrebbe concretizzarsi l’11 agosto: opposizioni unite, salvo defezioni. Fino a questo momento, l’unica ipotesi sul tavolo era soltanto quella di un incontro con Carlo Calenda. Se l’idea della premier dovesse essere bene accolta dagli avversari politici, Meloni farà slittare la partenza per la Puglia e inviterà al tavolo Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e ovviamente Calenda. Il salario minimo è il tema su cui cercare una possibile condivisione dato che «la priorità alla ripresa sarà il lavoro», è il mantra di Giorgia Meloni, che sta lavorando a una proposta di maggioranza da mettere a confronto con quella di Pd, M5S e Azione. Il Consiglio dei ministri di ieri ha dunque chiuso la prima fase del governo Meloni in vista di un autunno che sarà, con ogni probabilità, frizzante. Competitivo tra le forze della maggioranza, dominato dall’ombra delle cruciali elezioni europee del prossimo 9 giugno. Elezioni che disegneranno l’Unione degli anni a venire con la decisiva indicazione riguardo a chi sarà nella stanza dei bottoni. L’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva, in ogni caso, supera gli scogli affioranti dalle acque del governo con l’approvazione di due corposi provvedimenti: quello per le nuove licenze dei taxi e la deroga al tetto di 240 mila euro agli stipendi della rinata società Ponte sullo Stretto.

Il tavolo. L’invito a Schlein, Conte, Renzi, Calenda, Fratoianni e Bonelli per discutere le proposte Le ultime ore prima della riunione sono state vissute, dalle diverse squadre di partito, con qualche tensione. I testi dei due provvedimenti più controversi non arrivano sulle scrivanie dei ministeri. Si lima, si sbianchetta e si riscrive riga per riga. Poi si inizia, il Cdm fila via senza incidenti e al termine della riunione di governo i nodi paiono sciolti. Sui taxi, nonostante qualche fastidio da parte del ministro Adolfo Urso che avrebbe preferito altre soluzioni, ma con il placet della premier Giorgia Meloni, l’accordo salta fuori. Anche se, a Consiglio dei ministri ancora in corso, Unica Cgil si dichiara pronta alla mobilitazione e allo sciopero generale, ma anche un sindacato non ostile al governo come Ugl Taxi parla di un modello americano «che sfrutta poveri lavoratori a beneficio delle multinazionali». Altro tema politicamente sensibile è il superamento del tetto a 240 mila euro per gli stipendi della società del Ponte. Anche se è opera della ex ministra pd Marianna Madia, alla legge sul limite ai compensi dei vertici delle aziende partecipate pubbliche i Fratelli d’Italia tengono parecchio: «Non vogliamo passare alla storia come quelli che hanno rinnovato i fasti della casta», conferma un meloniano con incarico di governo. E sottolinea come, in diverso contesto, Giorgia Meloni non abbia preso benissimo l’aumento degli emolumenti per i nove capigruppo appena approvato dalla Camera. Ma la stessa premier, che all’inizio era a dir poco scettica, in questo caso ha trovato la perorazione di Matteo Salvini convincente. «Anche se — precisa la premier davanti ai ministri — io voglio che questo governo sia sempre ispirato da un principio di sobrietà economica. Soprattutto nel momento in cui molti italiani sono in difficoltà, non dobbiamo creare sacche di privilegio».

Il Consiglio. Nell’ultima seduta prima della pausa le tensioni tra i partiti restano sottotraccia In ogni caso, Salvini gioca bene le sue carte e riesce a motivare la necessità di mettere sul piatto stipendi al livello dell’unicità di un’opera come il Ponte sullo Stretto. In particolare, al ministero dei Trasporti si punta su uno «strutturista» giapponese e su un altro ingegnere progettista dalle competenze pressoché uniche. Professionisti di rilevanza mondiale per un’opera senza precedenti. «Se assegni un lavoro a Fuksas non è che poi puoi pagarlo come un funzionario», spiega un leghista. Il Consiglio dei ministri affronta anche un altro tema che divide le forze di maggioranza: le intercettazioni telefoniche e telematiche. Nonostante i dubbi garantisti del ministro della Giustizia Carlo Nordio, le intercettazioni oggi riservate soltanto ai casi di 416bis saranno estese anche ai casi di reati connessi alla mafia, anche se da parte di persone non direttamente affiliate: una soluzione caldeggiata dal vicepremier e leader di FI, Antonio Tajani. E così, una pagina si chiude. L’autunno sarà nel segno di una Lega che vuole riprendere almeno una parte dei voti persi alle ultime politiche e dei Fratelli d’Italia che vogliono mantenere l’attuale strapotere. La grande paura leghista è che Meloni e il suo eurogruppo Ecr possano essere accolti in una maggioranza che include anche i liberali.


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