Data: 10/08/2023
Testata Giornalistica: CORRIERE DELLA SERA |
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Banche, Meloni non arretra: «Tassati margini ingiusti» E fissa i paletti sul salario La premier in video: la paga minima rischia di peggiorare gli stipendi. Le opposizioni ora fanno muro: perché ci invita se non vuole la legge? Domani l’incontro.
Roma Un bilancio, prima della pausa estiva, che è anche l’occasione per difendere la tassa sui «margini ingiusti delle banche» e togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Come replicare a «molte falsità» nel dibattito pubblico sull’archiviazione del Reddito di cittadinanza, o ai «titoli accattivanti ma dai risultati controproducenti» sul salario minimo, o alle «polemiche strumentali di chi colpisce l’Italia per attaccare il governo» sul Pnrr. La presidente del Consiglio torna ad adoperare lo strumento della rubrica social «Gli appunti di Giorgia» per mettere in fila provvedimenti e intenzioni del suo governo. Il primo punto che Giorgia Meloni affronta è la misura, approvata lunedì scorso in Consiglio dei ministri, che tassa gli extraprofitti della banche. E lo fa rivendicando le ragioni di giustizia sociale alla base del provvedimento: «Abbiamo introdotto una tassazione del 40 per cento sulla differenza ingiusta del margine di interesse, cioè sulla differenza tra gli interessi passivi, applicati sui prestiti, e quelli attivi, applicati sui depositi. È l’unico strumento che il governo ha a disposizione per correggere un margine legittimo, gli utili record, prodotto dal rialzo dei tassi disposto dalla Bce, ma ingiusto». Le risorse che ne deriveranno sosterranno, spiega la premier, famiglie e imprese in difficoltà anche «per colpa delle scelte discutibili» della Bce. Con una nota, Palazzo Chigi nega peraltro contrasti con il ministro dell’Economia Giorgetti sulla misura: «Ricostruzioni fantasiose». Ma è sul salario minimo che Meloni lancia un avvertimento, in vista dell’incontro fissato per domani con le opposizioni che hanno avanzato una proposta unitaria per introdurre una soglia di 9 euro all’ora: «In Italia abbiamo un problema di salari bloccati, anzi siamo l’unico Paese in Europa con salari decrescenti», dice la premier confrontando il -1,4% degli ultimi dieci anni con il +4,3% e il +6,7 di Francia Germania. «Finalmente se ne accorge anche chi era stato al governo ma non era stato in grado di invertire la tendenza». La soluzione, ora, per Meloni non è un salario minimo generalizzato. «Noi abbiamo tantissimi lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva. Per paradosso, il salario minimo rischia di fare gli interessi delle grandi concentrazioni economiche, le uniche che guadagnerebbero da una generalizzata riduzione delle paghe, e di penalizzare più lavoratori di quanti ne agevolerebbe». Dopo la tirata contro la proposta della minoranza, Meloni tuttavia si augura che dall’incontro di domani possa emergere una «proposta seria e condivisibile». Il bilancio. L’ultima rubrica prima della pausa estiva «anche per replicare alle molte falsità» Un altro punto messo a fuoco nel video destinato ai suoi follower riguarda la linea del governo sull’occupazione e sul sostegno a chi vive condizioni di difficoltà. «Lo stop al Reddito di cittadinanza, che è falso sia arrivato inatteso, interessa 112 mila persone, cioè meno delle 300 mila previste. Il che significa che molti hanno trovato nel frattempo lavoro. Non torniamo indietro. Vogliamo passare dal Reddito di cittadinanza al reddito di occupazione». E porta le cifre sugli assunti di quest’anno a sostegno della tesi. «È previsto un milione e mezzo di nuovi contratti nel 2023». La presidente del Consiglio rivendica l’azione del governo sul Pnrr. «Tutti e 35 i miliardi previsti per l’Italia nel 2023 arriveranno puntualmente grazie allo sforzo eccezionale degli uffici». E assegna la responsabilità dello spostamento di 500 milioni dalla terza alla quarta rata a chi l’ha preceduta a Palazzo Chigi: «Effetto di una incomprensione fra la commissione Ue e il precedente governo sulle modalità di attuazione dell’obiettivo dei posti letto per gli studenti universitari». Questione, quella dei posti letto, alla quale comunque il governo intende mettere mano. Sono pratiche risolte, infine, le norme che restringono le possibilità di delocalizzazione per le imprese e che tutelano le intercettazioni nei processi per mafia. «Vi ho raccontato solo una piccola parte del lavoro fatto — sono le parole con cui Meloni conclude la sua rubrica social — ma ne andiamo fieri». Le opposizioni ora fanno muro: perché ci invita se non vuole la legge?. Domani l’incontro. Conte: si parte in salita. I sospetti del Pd. Ma Calenda: abbassare i toni ROMA «A che gioco sta giocando Meloni? Punta a metterci nelle condizioni di non andare all’incontro?». Quando Elly Schlein legge le dichiarazioni della premier (e poi guarda il video) ha un trasalimento. La segretaria del Pd non riesce a capire per quale motivo — a due giorni dall’incontro a Palazzo Chigi con le opposizioni — la presidente del Consiglio abbia pronunciato quelle frasi. Perciò la leader del Partito democratico decide di far diffondere dal Nazareno una nota attribuita a fonti dem. Ma le parole sono le sue: «Qual è la strategia di Meloni, convocare l’incontro per poi cercare l’incidente per farlo saltare?». Elly Schlein non è l’unica a restare spiazzata dall’uscita della premier. Anche gli altri leader dell’opposizione sono allibiti. La reazione di Giuseppe Conte è durissima: «Quella che il salario minimo abbasserebbe gli stipendi è una fake news in piena regola — tuona il leader del Movimento 5 Stelle — e dimostra che Meloni non ha letto una riga della nostra proposta. L’incontro di venerdì è evidentemente in salita». Anche Arturo Scotto, capogruppo dem in commissione Lavoro, si attesta su una linea simile: «La nostra proposta prevede che nessuno lavori sotto i 9 euro l’ora e rafforza la contrattazione collettiva». Dopo la sortita di Meloni, tra le opposizioni si fa strada il sospetto che sia stata in realtà la premier a restare spiazzata dalla decisione unanime dei leader della minoranza di andare a Palazzo Chigi: «Probabilmente — è il ragionamento che viene fatto — lei si aspettava che noi ci dividessimo sull’opportunità o meno di andare all’incontro, invece noi siamo rimasti uniti e in compenso è il suo fronte che rischia di dividersi». Il video della premier, comunque, continua a provocare reazioni per tutta la giornata. «Sembra una provocazione», dicono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. «Se la presidente Meloni ha convocato in pompa magna le opposizioni per ribadire il suo no alla legge sul salario minimo allora — proseguono i leader rossoverdi — la domanda sorge spontanea: cosa ci ha convocato a fare?». «Dopo le parole di Giorgia Meloni, che sul salario minimo ha ribadito con rigidità le sue posizioni, mi chiedo che senso abbia l’incontro di venerdì con le opposizioni a Palazzo Chigi — fa eco su Twitter il segretario di +Europa Riccardo Magi —. Se c’è la volontà di aprire alla nostra proposta bene, altrimenti non regaleremo a questo governo una passerella per poter dire “guarda quanto siamo bravi”». Carlo Calenda, che ha lavorato molto per ottenere quell’incontro, non è contento di come stiano andando le cose: «Le parole di Meloni sono un errore nel metodo e nel merito». Poi affida a Twitter il suo tentativo di sedare gli animi: «Sarebbe utile — dice rivolto alla premier ma anche a Conte — tenere i toni bassi prima dell’incontro sul salario minimo. Capisco che sedersi intorno a un tavolo insieme, senza preconcetti, sia per tutti difficile. Capisco che la tentazione di restare chiusi nelle rispettive trincee è rassicurante. Comprendo che l’“area di conforto” della politica è lo scontro e non l’incontro. Capisco che per tutte queste ragioni un esito positivo è difficilissimo. Ma cercare un accordo è un atto di responsabilità nei confronti del Paese e di 3 milioni e mezzo di lavoratori poveri. Proviamoci con buona volontà». Dopo una veloce consultazione tra di loro, i leader delle opposizioni decidono comunque di andare a vedere le carte della presidente del Consiglio. Domani saranno a Palazzo Chigi, ma l’incontro, per dirla con Conte, a questo punto si profila più che mai in salita. |
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